-- Il contatto --
I cavalli
L'allevatore, il contadino ed anche l'artigiano lussurgese, negli anni passati, trascorreva la sua esistenza in continuo contatto con il cavallo, che egli considerava un indispensabile collaboratore nelle sue fatiche e un prezioso compagno nelle sue feste. Sin da piccoli, i lussurgesi, cominciavano a montare "Su caddu murru", il cavallino di férula o di canna , che i loro nonni o padri realizzavano per giocare. Da ragazzi, invece, portavano al pascolo il cavallo vero del padre e una breve corsa al galoppo non mancava. Una volta adulti, il cavallo diventava per loro un mezzo di trasporto indispensabile. Ciascun mestiere che nel passato ha caratterizzato la vita di Santu Lussurgiu, ha avuto nel cavallo un sostegno determinante; l'allevatore lo ha utilizzato per i suoi continui spostamenti dietro il bestiame e per il trasporto del latte e delle quagliate; il contadino per le sue trasferte quotidiane da casa alla vigna, all'oliveto; il mugnaio per il trasporto del grano dal paese al mulino e della farina dal mulino al paese; il gualchieraio lo utilizzava nei suoi lunghi viaggi attraverso la Sardegna per il trasporto dell'orbace da follare in gualchiera ( Follare = comprimere tessuti di lana con apposite macchine dette "folloni" ) e per la restituzione del tessuto follato. Anche per il frantoiano il cavallo era indispensabile, esso costituiva l'unico motore per il funzionamento della pesante macina frangitrice delle olive. Al di fuori del mondo del lavoro, il cavallo è stato ed è tuttora il grande protagonista nelle manifestazioni civili e religiose del paese. E' notissima la corsa "de sa Carrela 'e Nanti" , che si svolge per Carnevale in pieno centro abitato e nella quale il cavallo, guidato con maestria, esibisce le proprie doti che vengono messe in evidenza anche in occasione "dell'Ardia".